Dopo la potatura invernale le viti devono essere legate. In Alto Adige Loacker da sempre utilizza la legatura del salice.

É una pratica naturale che viene da molto lontano, per utilizzarla sono richieste una grande manualità e conoscenza della tecnica, tanta pazienza e attenzione, ogni nodo è una piccola opera d’arte, unica e inimitabile, creata dall’uomo.

“Mi sembra di sentire ancora oggi mio nonno quando criticava mia nonna, lei la vera esperta della legatura alle stroppe: “Stai attenta a non far cadere nulla, e poi ricordati di non stringere troppo né troppo poco.” Fino alla “Holmitog” (merenda) mia nonna restava calma, ma poi…😊”, racconta Hayo Loacker.

La legatura con il salice è stata estensivamente adoperata in viticoltura fino a qualche decina d’anni fa.

In passato veniva utilizzata perché non esistevano delle reali alternative, poi l’avvento della produzione industriale di PVC ha reso tutto più semplice per il viticoltore, ma più complicato per il pianeta che impiegherà secoli per smaltire questi tubicini in plastica che si mescolano nel terreno del vigneto.

Recentemente alcune aziende, sensibili ai principi dell’ecosostenibilità ambientale delle attività agricole, hanno iniziato ad abbandonate i moderni cordini in PVC per tornare ai tralci in salice oppure a materiali biodegradabili.

Kopfweide Südtirol Biodynamie

Il salice è storicamente un albero che appartiene da sempre anche al paesaggio altoatesino, purtroppo è in gran parte scomparso dal paesaggio a causa dell’intensificazione della meli- e della viticoltura (https://www.stiftunglandschaft.org/pdf/Kopfweiden-SpurensucheInDerLandschaft.pdf).

Le “stroppe” devono seccare all’ombra, al coperto e in un luogo possibilmente ventilato. I fasci vanno messi in piedi per evitare la formazione di muffe.

Per renderle di nuovo flessibili basta metterli a mollo nell’acqua prima dell’utilizzo, da Loacker le teniamo almeno una notte a bagno nella vasca della nostra fontana.